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Aprile 2011

Aprile 2011

 

A tear in the sky © Muchj




A tear in the sky



Significativa l'intitolazione data allo scatto " A tear in the sky" dallo stesso artista.
Se, pensiero e azione dovrebbero esser naturalmente collegati da una consapevolezza interiore che, ciascuno, dovrebbe portare entro sè, comprendendo il motivo che lo spinge ad agire, non sempre, l'essere umano sà cosa si cela dietro il suo agito. In questo caso l'agito è "lo scatto" dunque colui che scatta dovrebbe conoscerne i reconditi significati che fin lì, lo hanno spinto.

L'immagine fermata dall'obiettivo di Muchj è ricca, complessa non così semplicemente decodificabile.
Ma tutto, ha un inizio ed, in questo caso,il punto di partenza per la ricerca del significato recondito dell'immagine è il colore, che sempre, reca con sè, una motivazione simbolica. Blu, nero in alto a sinistra e, poi, lilla e un confondersi di quel lilla con il verde, nella parte destra della foto che si sfoca, mirando quasi a svaporarare. Miriamo inoltre il senso delle linee della composizione: prevale la linea retta sulla curva, quest'ultima ,tuttavia, incombe frastagliandosi in concavi e convessi.

Ma, ritorniamo al colore : il giallo, l'arancio corrispondono a vibrazioni energetiche di forza, di appartenenza, il viola e l'indaco corrispondono invece ad una ricerca dell'alto, ad una ricerca di cielo ma, quel verde e quel lilla sull'estrema destra , dissolvendosi, portano a lacerare quell'esigenza di cielo. Infine l'elemento chiave, caratterizzante l'immagine, apparentemente, finora, messo da parte. Quell'ombra nero-blu,in alto a sinistra è bordata, circoscritta da una linea che si muove in onde ora concave, ora convesse. Nonostante il chiarore dello scatto quell'ombra, nero-blu, incombe direi sovrasta i colori precedentemente nominati.

Muchj invoca un abbraccio, vuole farsi accogliere da quella valle che ha catturato la sua fantasia ma, non sembra riuscirvi, perchè quel nero è forte ,cupo e la linea che ne traccia il contorno, curva, dà ombra a quell'agognata luce.
Ma è proprio quella linea curva che, nel suo fraseggio circoscrive la parte alta dello scatto a poterci condurre a possibili memorie di coste, o più vivamente, ci suggerisce un profilo, un profilo di un volto, umano, probabilmente quello dell'artista stesso che si è semplificato in una forma astratta.



Caterina De Fusco

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Commento da giulia bernardi su 1 Agosto 2011 a 21:09
comunque la foto mi piace molto, ma non per una questione di linee curve o non curve, non credo abbia bisogno di un analisi topologica cosi` dettagliata per essere apprezzata.
Commento da giulia bernardi su 1 Agosto 2011 a 21:06
La fotografia esiste da molto prima dell'ottocento, o per lo meno la sua visione del mondo, che corrisponde a quella prospettico-rinascimentale, e se ne sono serviti anche moltissimi pittori. La fotografia risponde ad un solo principio che e` quello di realta`. Poi vengono la creativita`, la fantasia, l'arte, le categorie di genere e tutto il resto. Quello che mi chiedo e` il perche` questo spazio di critica sia stato dato ad una persona che fatica a considerare la fotografia come arte. boh !
Commento da polaroiders su 3 Aprile 2011 a 12:58

Mi permetto solo di dire che mi fà personalmente piacere vedere finalmente un pò di critica costruttiva all'interno di questa pagina.

 

Grazie mille, ogni opinione espressa verrà tenuta in debito conto e sarà la base per migliorare questa pagina.

 

 

Commento da Andrea "omino" Laudisa su 31 Marzo 2011 a 21:26

Cara signora Caterina ho compreso bene quel che ha esposto, il mio dubbio sorgeva esclusivamente dalla considerazione che un ipotetico "errore" fotografico non può essere interpretato come scelta del colore, poichè la sorpresa di ciò che si crea casualmente non sempre è uguale a ciò che ci si aspetterebbe, spero di aver chiarito il mio punto di vista. Concludo semplicemente dicendo che l'approccio ad una qualsiasi opera senza un preventivo studio della tecnica con cui è stata realizzata ed un eventuale ma non necessario colloquio con l'artista è una metodologia di approccio alla critica dell'arte (di cui lei è esperta) tecnicamente più corretta (ma questo non devo certo dirglielo io). Sapere adesso il modo con cui è stata realizzata questa fotografia (e ringrazio l'autore per averci illuminati su questo) probabilmente apre orizzonti diversi nella lettura, poetica e non, dell'approccio ad un semplice paesaggio.

Sul fatto che la fotografia (credo intendesse la sua applicazione all'arte e non il mezzo) non esisterebbe senza la storia dell'arte, è un'affermazione errata, ma che tuttavia andrebbe discussa in separata sede.

Commento da Muchj su 31 Marzo 2011 a 20:55

Wow wow wow!!!! Grazie infinite per la fantastica sorpresa di trovare una mia pola selezionata per il mese di aprile! E un grazie speciale a Caterina che con il suo commento le ha dato un contesto molto speciale.

Questa foto nasce dalla voglia di rappresentare il dualismo fra luce e ombra che è presente in ogni cosa, (soprattutto dentro di me quando l'ho scattata); infatti, la polaroid in questione non è una sola, ma è una sovrapposizione di due polaroid, entrambe 779, scattate alla stessa valle a circa 2-3 giorni di distanza l'una dall'altra in orari e condizioni atmosferiche differenti.

Grazie ancora!

Ciao a tutti.

Muchj

 

Commento da Luca Serasini su 31 Marzo 2011 a 18:07
bellissima....
Commento da Andrea "omino" Laudisa su 31 Marzo 2011 a 17:44

ho trovato finalmente il curriculum della signora De Fusco. :)

 

Ci tengo solo a precisare che magari posso sembrare di tono irruente a volte nella scrittura, ma essendo la Storia e la Critica della Fotografia la mia materia di competenza sono sempre aperto al confronto.

Saluti.

Commento da Samuele Arcidiacono su 31 Marzo 2011 a 17:03

Sono d'accordo, la razionalità sottintesa nel mi commento era da intendersi in una analisi dell'opera in senso psicanalitico.

Per il resto mi sembra che siamo d'accordo.

La foto mi piace, e per vari motivi, ma più tecnici.

E penso che si sia confusa - come troppo spesso capita - la libera interpretazione con la critica d'arte.

 

Mi interesserebbe però capire se, da parte dell'artista, ci sono effettivamente state delle manipolazioni.

La zona in blu è piuttosto particolare; Non mi è mai capitato di avere una zona così netta di alterazione di sensibilità della pellicola, se non il tipico dorato/bruciato polaroid. Non si tratterà mica di un intervento volontario?

Commento da Andrea "omino" Laudisa su 31 Marzo 2011 a 16:59

mi scuso con la signora De Fusco ma continuo a non trovare il suo curriculum... 

 

@Samuele: nell'arte non è sempre tutto così razionale, l'intenzione lo è sicuramente, l'azione spesso però segue la catarsi, ma attenendoci alla questione se ragionassimo nei termini della fattispecie sottoposta è difficile trovare tutto questo "preliminare pensare" in quello che io vedo essere un semplice Paesaggio, (a meno che non stiamo parlando di Castella o Barbieri, e non mi sembra).. detto ciò la mia domanda sulla volontarietà del giustapporre cromatico era diretta esattamente a questo discorso, a me più che altro le varianti cromatiche su cui la signora De Fusco scrive, sembrano "casuali" incontrollate del mezzo, intendiamoci, non siamo di fronte all'uso del colore consapevolmente simbolico di Gauguin o Kandinskij, ma se volessimo sforzarci di pensarlo si potrebbe fare, nessuno ce lo nega.. tuttavia, mi ripeto, personalmente la foto sembra solo un paesaggio, niente di più, ma volendo analizzare più a fondo potremmo dire che i problemi che la pellicola dà in questo scatto, le variabili non controllate, i segni astratti come il profilo umano che sembra apparire nella parte alta dello scatto, possono darci la possibilità di scrivere un intero infinito poema su ciò che la nostra fantasia vede. La critica dell'arte però è un'altra cosa, o almeno questo è ciò che mi hanno insegnato.

Commento da Samuele Arcidiacono su 31 Marzo 2011 a 16:23

Caterina De Fusco giustifica i suoi voli pindarici affermando che "colui che scatta dovrebbe conoscerne i reconditi significati che fin lì, lo hanno spinto".

E questo è giusto: l'intenzionalità, anche se non cosciente, costituisce l'opera d'arte.

Ma sebbene questo possa essere vero per l'arte moderna non figurativa, non dimentichiamo che non è proprio così nella fotografia istantanea a bassa fedeltà, nella quale le variazioni "astratte" vengono apportate direttamente dallo strumento (in questo caso pellicole scadute e macchine fotografiche altamente fallibili) in maniera imprevedibile e scarsamente controllabile.

 

Il contenuto della critica rimane valido, ma solo se inteso come interpretazione soggettiva all'opera; non può avere pretese di spiegare le scelte del fotografo, perché, in buona parte, scelte non sono, bensì semplici selezioni su un insieme di foto con deterioramenti pseudocasuali.

Commento da Andrea "omino" Laudisa su 31 Marzo 2011 a 15:01
ecco, la mia domanda nasceva dal fatto che non riuscivo a capire se la signora De Fusco avesse confuso un "errore" fotografico con delle giustapposizioni cromatiche volontarie... comunque condivido in larga parte quello che dice Luciano, dissento solo sul fatto che dovrebbero essere gli utenti a selezionare la fotografia, ho visto che il sito si avvale della collaborazione di gente competente in materia e lascerei a loro la cura di queste rubriche, tuttavia pur non conoscendo il curriculum della signora De Fusco devo notare come le due critiche fin qui lette abbiano più il sapore di pindarici voli letterari piuttosto che di fondate critiche riguardanti il tema dell'arte fotografica.
Commento da Andrea "omino" Laudisa su 31 Marzo 2011 a 10:04
Pongo una domanda che esula dalla critica di cui sopra. L'effetto a strisce tecnicamente da cosa dipende?

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