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Papaveri e papere © Valentina Vallone
Valentina Vallone usa lo strumento fotografico componendo immagini semplici costituite da pochi
elementi. Solo in un caso utilizza la doppia esposizione,grazie alla pellicola Spectra, più spesso si avvale di
un gioco di riflessi che creano fascinazione come le pose delle sue figure.
I suoi scatti appaiono pensati, curati nella composizione dunque nitidi, puliti; maggiore risulta essere l’uso
delle pellicole bianco nero rispetto all’utilizzo di quelle a colori.
Le sue foto, a saper bene osservare, nel loro articolarsi parlano di una storia di una storia di donna.
Quest’ultima è motivo centrale di un’ indagine che l’autrice propone come spunto di riflessione sulla
solitudine, sulla relazione. Nella sua produzione un gruppo di immagini si ispira alla storia di Ian Curtis
scrittore e vocalist del gruppo Joy Division (post- punk) divenendo aspetto di approfondimento di un gesto
estremo; ma il suo dire fotografico raccontando con pulizia non nega esempi di liricità .
Nell’ immagine Papaveri e papere Valentina pone come soggetto principale una giovane figura di donna
completamente assorta nell’odorare un folto numero di papaveri che serra tra le mani.
Giovane avvolta, immersa in un’esteso campo di grano e papaveri che si staglia a perdita d’occhio dietro di
lei, forse idea tratta lontanamente da un dipinto di Monet.
Il gruppo di alberi,scuro, che serra quel campo riprende il color scuro dei capelli della figura in primo piano;
ma, se questi ultimi mostrano una vividezza di luce questa, negli alberi ,perde consistenza così come
evanescente appare la luce nel campo e nei contorni laterali dell’immagine .
La luce ,infatti, colpisce la figura in primo piano potenziandone la forma mentre si diffonde tutt’intorno
rivelando in Valentina buone capacità di controllo della composizione .
La bimba sembra addentrarsi ,immedesimarsi in quel profumo di fiori ; ella sembra scivolare come in uno
spazio meditativo. Gli occhi socchiusi, la rifrangenza della luce sulla fronte, le piccole mani di cui si scorgono
soltanto alcune parti creano un’immagine evocativa, per certi versi lirica.
L’importanza donata alla giovane fanciulla che si inebria odorando papaveri, umili fiori di campo, solleva
una riflessione. Se l’autrice, in altri scatti ha mostrato, attraverso un colloquio con sé stessa, di indagare
quali le possibili “verità” dell’essere , qui, in questa immagine sembra aver trovato un’”origine “nel contatto
con una giovane vita che ,come natura suggerisce, sempre si ricrea e si trasforma.
Caterina De Fusco
Commento
Commento da Michela Scagnetti su 1 Settembre 2011 a 15:15
Commento da valentina vallone su 1 Settembre 2011 a 12:35
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