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La lettura portfolio di Giugno è all'insegna del Giappone, con Michele Corleone e il suo progetto BOKE TOKYO
http://polaroiders.ning.com/photo/albums/boketokyo
Michele è preciso e diretto, il suo progetto porta nel nome la sua natura, (Bokeh è un termine del gergo fotografico derivato dal vocabolo giapponese "boke" (ぼけo ボケ),che significa "sfocatura" e anche "confusione mentale")
La confusione si ritrova anche nelle strade vuote come negli scatti di singoli soggetti.
Il costante fluire della folla nella metropoli sarebbe stato il soggetto più facile ed immediato, ma Michele sceglie la via difficile: scopre il disturbo e la distorsione insita anche nelle cose e nella solitudine.
La scelta del mezzo istantaneo per un progetto del genere è coraggiosa ed encomiabile sia per le difficoltà tecniche che per lo scarso controllo sul risultato.
Pur non trattandosi di un idea “nuova” viene espressa in modo personale e coerente.
Viene da muovere un appunto agli scatti di architettura che, così inseriti nella narrazione, risultano un po’ forzati.
Il fluire veloce e costante, reso molto bene dal boke, viene interrotto forse un po’ troppo bruscamente dagli scatti statici, dando origine ad una lettura sincopata.
Quasi come se fossero due distinti progetti fotografici che si intersecano nell’unico loro punto in comune: Tokyo.
Nel realizzare un progetto per una galleria o una esposizione in genere, il numero delle opere è proporzionato allo spazio a disposizione e alla volontà del fotografo di “riempirlo”, mentre, ritornando sul tema portfolio, Boke Tokyo risulta prolisso pur non annoiando.
E’ la dimostrazione che un abile oratore resta interessante anche se sfora la tabella oraria del proprio intervento.
Concludiamo con un ultima valutazione: il ritmo di queste immagini è estremamente interessante, il susseguirsi di immagini da terra a cielo ci coinvolge e ci riporta a quando personalmente persi cerchiamo il cielo con lo sguardo e il cielo stesso ci sfugge.
L’esposizione sincopata quasi disorienta, arrivando a fare girare la testa all’osservatore, perso nella mancanza di equilibrio in un posto sconosciuto e dai ritmi incomprensibli.
E, forse, era proprio questa la sensazione che l’autore voleva rendere.
In tal senso la difficoltà di lettura, dovuta al ritmo spezzato che disorienta il lettore, rende l’operazione molto riuscita.
Manuel Colombo
Eloisa Sturlese
Commento
Commento da MICHELE CORLEONE su 5 Giugno 2012 a 8:45 grazie Manuel e grazie Eloisa, e grazie Polaroiders.Tokyo visitata e sviscerata più volte nei miei viaggi, ogni volta diversa, imprendibile se volevo staccarmi dai cliché delle mie letture, dei miei film, del mio immaginario. Tokyo è terremoto, costante, è il senso della confusione, del movimento, del disturbo che si fa tappeto quotidiano, è la slabbratura del tempo, è il pieno e il vuoto, la solitudine. Mi fa piacere che ciò che mi ha attraversato fuoriesca dai miei scatti, e che vi sia arrivato, così, anche nella sua totalità. Ancora grazie per la lettura approfondita e sentita, farò sicuramente tesoro dei vostri consigli. Saluti. Michele
Commento da Giuseppe Martucciello su 4 Giugno 2012 a 17:56 "BOKE", "confusione mentale"....deriva dal fatto di sentirsi non in altro paese, sembra bensì di stare in un altro pianeta.....è la sensazione che provai quando fui invitato da Colleghi la prima volta a Tokyo e a Chiba, citta questa che conta 700.000 abitanti e costruita completamente sull'oceano.
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