polaroiders

il network degli artisti instant italiani

Portfolio Giugno 2013

    Buon giorno Polaroiders, scrivo in questa domenica di timido sole avvolta in una coperte di pile, sul calendario è il 26 Maggio ma a Torino sembra il 15 Novembre, ma mi sto perdendo in chiacchiere quindi iniziamo la lettura di

    

    "Senza immaginazione non c'è salvezza." (cit.) (work in progress) ad opera di Pamela Testa

    

    Pamela, a latere del suo progetto, pubblica una sinossi alla quale desidero dedicare alcune considerazioni, cito uno stralcio pregnante: “Questa è una sorta di protesta/provocazione per quella che a mio avviso è la dilagante omologazione delle immagini. Negli ultimi tempi, mi è capitato di trovarmi di fronte a fotografie che hanno lo stesso soggetto o lo stesso stile fotografico: figure femminili immerse nella vegetazione o stese su un prato, pontili solitari, persone immobili/mobili riprese di spalle, cabine sulla spiaggia, donne nude sul letto e sul divano etc etc…”

    

    Ci sono infinite considerazioni da fare su queste parole, io mi limito ad esprimere la mia opinione di critica e curatrice.

 

 

 

    Effettivamente Pamela ha ragione, ma ogni singola immagine va contestualizzata nel percorso di ogni singolo fotografo,  penso che per ognuno ci sia una partenza espressiva che nasce dall’emulazione di qualcosa che lo ha colpito, fino a progredire ( pochi eletti ) ad un prodotto che rechi impressa la propria firma. Quindi non occorre protestare la massa, ma il singolo individuo, il fotografo che si approccia al mondo delle immagini e ricalca gli stereotipi dei suoi precursori è semplicemente un soggetto in fase di ricerca,  mentre il professionista che per pigrizia, o altri motivi che non voglio sondare, ripete immagini già presenti nel collettivo fotografico deve essere il destinatario di una critica alla sua fantasia e al suo fine.

    

    Quindi perdonami Pamela, ma sia in questo tuo incipit che in altre parti della tua sinossi leggo una nota di arroganza, quasi un voler dire “ ecco con tante inutili copie guardate come sono originale io “.

    

    Riprendo ora titolo e autrice per dare inizio alla vera lettura di questo portfolio: "Senza immaginazione non c'è salvezza." (cit.) (work in progress) ad opera di Pamela Testa

    

    Le immagini di Pamela lasciano certo libertà alla fantasia di spaziare, ma mi incuriosisce la decisione di titolare solo il primo scatto, come se l’autrice si sia pentita di avere definito una direzione di pensiero.

    

    L’analisi narrativa pertanto non è realizzabile se non in forma totalmente soggettiva e sotto questa premessa trovo la serie spezzata in due parti, una che coinvolge unicamente le luci riflesse sui muri, un'altra che invece mescola a questi riflessi un contesto più complesso in cui compaiono luoghi molto più riconoscibili e invadenti all’interno della fotografia.

    

    Lo stesso dicasi per l’analisi tecnica: la resa di tutte le foto è ottimale nonostante il processo di decadimento della pellicola, ma indipendentemente da questo, le immagini che aprono e chiudono il portfolio sono a dominante gialla in un contesto che ha prediletto il grigio e quindi, attualmente, risultano dissonanti e ancora non ritrovando la  "casualità" sulla messa a fuoco premessa nella sinossi mi chiedo se Pamela volesse solo anticiparci una difficoltà tecnica o se io non riesca a riconoscere un percorso altalenante del fuoco.    

 

    Definire un portfolio “work in progress” ma presentarlo per la lettura implica che queste otto immagini ne siano parte fondamentale, quindi valide per l’analisi dell’intero lavoro che ancora deve venire, che queste facciano intendere la strada che si vuole percorre: con il materiale presentato vedo diversi spunti e diverse vie che potrebbero essere prese, senza però una forte predisposizione per una di queste.

 

 

Se la foto iniziale, l'unica che mi pare "non a fuoco", evoca - per resa e per titolo -  l’idea di un incipit di un portfolio "astratto",  le tre foto seguenti smentiscono questa idea iniziale e fanno, piuttosto, pensare che l'autrice abbia voluto creare una sequenza cinematografica  per raccontare il luogo con un punto di vista diverso e originale.

In sintesi, vedo una scena iniziale non a fuoco che ci introduce al viaggio dei riflessi di luce e del fotografo che li insegue all’interno di una località.

La percezione che si tratti del racconto di un luogo diventa poi più forte con le due foto finali, dove l'inquadratura si allarga e i riflessi di luce diventano "zona" di luce in scorci di un paese.

 

    

    Pamela, non è certo la fantasia che ti manca e questo portfolio ha in sè diversi spunti interessanti da sviluppare.

 

 

 

    Spostando la tua attenzione e le tue energie dalla "protesta" alla "ricerca" ne nascerà sicuramente un progetto interessante che spero di avere il piacere di rivedere e rileggere.

Eloisa Sturlese

    

 

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Commento da Pamela Testa su 3 Giugno 2013 a 18:14

Ringrazio Eloisa Sturlese per la sua brillante analisi del mio progetto fotografico e sono contenta di aver trovato alcune riflessioni che anch'io mi sono posta durante la fase di pre-visualizzazione. Ho ritenuto infatti opportuno precisare che si tratta di un "work in progress" 1) perché come sempre ribadito nei portfolio precedenti, 8 foto sono poche e avevo paura di essere “rimproverata”; 2) perché sono state fatte in fretta a causa di un mese di tempo a disposizione prima di essere esposte ad una mostra; 3) soprattutto perché, a foto fatte, mi sono interrogata su quale fosse la direzione più giusta da prendere e più volte mi sono soffermata sull'idea di dedicarmi ai particolari (e quindi all'astratto, non necessariamente fuori fuoco), piuttosto che al racconto di un luogo specifico. Perciò credo che continuerò su questa linea anche grazie all’analisi presentata.

Il titolo invece è stato dato soltanto al primo scatto come chiave di lettura per le immagini successive, e per portare dunque lo spettatore a fantasticare sulle altre foto (che verranno) e tenere fede al titolo e alla sinossi del progetto.

Il fuori fuoco di alcune foto è dovuto all’uso della Polaroid EE100 che ha una messa a fuoco difficile da gestire e quindi poco funzionale a questo progetto perciò, in base a quanto detto prima, la sostituirò con una macchina a telemetro in modo da essere più precisa.

Mi dispiace, infine, di essere sembrata arrogante. Il mio messaggio iniziale voleva soltanto (come dice anche Brenda) creare un dibattito o delle riflessioni a riguardo, proprio per andare oltre la “dittatura del mi piace”. Lungi da me l’essere soddisfatta del mio lavoro! Anzi! Ho molta strada da fare, e sono felice dei consigli ricevuti.

Commento da Brenda Vaiani su 3 Giugno 2013 a 12:38

Io credo che ogni Artista fotografi o dipinga per una sorta di ribellione che nasce dall'interno e va a colpire ciò che c'è all'esterno. Altre volte colpisce anche se stesso,comunque..

Capisco molto Pamela, in quanto questo network si chiama "Network degli artisti italiani", e sebbene io mi consideri lontana anni miglia dall'essere artista,credo che qui si debbano scontrare idee anche con toni accesi, se serve, per non rimanere nella stantia ipocrisia del "Adoro tutte le foto di tutti". No. "Io distruggo ciò che fotografi, io reputo insulso ciò che scatti e te lo dico!" E' così che Modigliani era in guerra con Picasso e altri come loro ancora. Non toglieteci l'essere sinceri, l'essere anche presuntuosi. Perchè l'arte non è educata. Comunque tutto il discorso crolla, se dietro a un tuo proprio manifesto, fotograficamente c'è poco e niente che lo sostiene. A me il progetto di Pamela piace, ma credo che dovesse metterci più ombra e contrasto e potenza,per descrivere meglio ciò che sostiene.  buone foto pamela :)

Commento da Carmen su 3 Giugno 2013 a 10:02

Buon giorno ragazzi, ho messo il link della sinossi direttamente dentro il testo, ma per comodità lo riporto anche qui

http://polaroiders.ning.com/photo/albums/senza-immaginazione-non-c-...

Commento da antonio grassi su 3 Giugno 2013 a 9:58

Buongiorno

mi trovo fondamentalmente d'accordo con quanto scrive la curatrice. Vorrei solo sottolineare l'aspetto delle varianti contenute in questo portfolio in progress; possiamo trovare la "Presenza/Assenza", "Il Non luogo", "l'Introspezione, "il Paesaggio". Ora credo che ci sia la necessità, da parte dell'autrice, di fare chiarezza sul "cosa" ci vuole trasmettere e sul "come" lo deve sviluppare, per dare la possibilità a chi guarda il lavoro di seguire una via logica e omogenea di lettura.

Comunque mi sarebbe piaciuto poter leggere tutta la sinossi di accompagnameto al lavoro.

Antonio Grassi

Commento da christian sorrentino su 3 Giugno 2013 a 9:46

Nelle parole di Pamela non ci leggo per nulla arroganza, ma solo "ragione". Quante fotografie ci sono di
 figure femminili immerse nella vegetazione o stese su un prato, pontili solitari, persone immobili/mobili riprese di spalle, cabine sulla spiaggia, donne nude sul letto e sul divano etc etc, comprese alcune mie immagini... a "milioni" e quante di questo di tipo scattate da Pamela?
Forse Eloisa Sturlese, non e' riuscita a fare una critica obbiettiva, facendosi prendere dal proprio gusto personale? Cosa tra l'altro comprensibilissima.
Insomma, in soldoni, a mio modestissimo parere Pamela ha un "ottimo motivo per essere arrogante"

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