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Dopo Bussana, Triora. Paese incastrato in valle Argentina, il paese delle streghe. Il cartello informativi in una specie di grotta (poco più di una nicchia, comunque) con tanto di manichino della strega e oggetti vari dice che Triora è un po' la Salem italiana. O meglio, dato che lì i fatti sono avvenuti precedentemente, Salem è un po' la Triora americana. Vabbè.
In questi giorni sto un po' riflettendo su quanto il mio pessimismo influenzi le mie azioni. Anzi, meglio, sto riflettendo su come praticamente tutto non va mai come io desideri. E di come ne tragga frustrazione. Il problema è che poi quando (raramente) le cose vanno come voglio, mi ritrovo a maledire le mie volontà, a negare anche spudoratamente i miei desideri e a trarre altra frustrazione.
È sempre così. Quando confido in qualcosa c'è sempre questa entità inafferrabile e volatile che congiura contro le mie speranze. E tuttavia nel momento precedente, quello della speranza appunto, ho la perenne certezza che quell'entità stia lavorando contro di me, in un modo o nell'altro.
Nell'altro, significa, come dicevo, che quell'entità potrebbe decidere di dare concessione alle mie speranze. Eppure, anche lì, c'è sempre quella certezza che le mie speranze, così rosee, porteranno inevitabilmente alla loro ritorsione rispetto a colui che le ha formulate.
La mia incapacità di riuscire a gestire il successo dei miei desideri, lo dico chiaramente, mi provoca un senso d'inferiorità enorme nei confronti di tutto e tutti.
Ebbene sì, io vi sono inferiore. Perché ciò che voglio, ciò cui ambisco, è ciò che mi porterà al fallimento. Perché i miei desideri sono semplicemente sbagliati. Perché io sono la persona sbagliata per quei desideri. Perché voi avete speranze ed ambizioni che vi permetteranno successo e felicità mentre io sono destinato all'esatto opposto per mia stessa volontà. Perché quando intravedo il successo, intravedo anche la sua ombra: il fallimento, che sta li come un fantasma, pronto ad entrare in azione al momento opportuno.
Quantomeno dalla mia parte, ho il fattore tempo.
Giorno dopo giorno cerco di lasciare sempre qualcosa. Cerco di smettere di sperare, di illudermi. Su alcuni argomenti sono diventato anche abbastanza bravo. Ma è difficile.
Perché desiderare qualcosa è facile. Quasi non te ne accorgi. Le speranze s'insinuano tra le pieghe dei pensieri. Magari sono solo dei lampi. Che però poi, piano piano, diventano luci accecanti. Finché il contatto con la realtà le fa sparire miseramente lasciandoti più al buio di prima.
Sono convinto che la vera felicità si possa raggiungere vivendo davvero giorno per giorno. Non avendo memoria del passato e senza interesse per il futuro. Certo che quando t'insegnano ad avere desideri sin da piccolo è praticamente impossibile disintossicarsi.
Io infatti sto fallendo anche in quello.

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