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Commento da roberto de gregorio su 5 dicembre 2014 a 20:35
per carità rod fai piano non svegliarmi la gemellina... sai, sono molto contento di non essere un tuo vecchio compagno di scuola eh...
ps
Sì sì, ci cacciano, è matematico. :)
Commento da Roderick Usher su 5 dicembre 2014 a 17:06

Olé, finalmente c'è uno sceneggiatore serio a pensarci! Mmm... intanto speriamo che il direttore della fotografia non ci cacci via a calci dal set! ;)

Commento da kite su 5 dicembre 2014 a 17:01

io intanto ci medito sopra e poi risponderò :D

Commento da Roderick Usher su 5 dicembre 2014 a 16:55

A prescindere dalla foto un bel niente! ;)

Sono contento di averci preso con l'ispirazione cinematografica, significa che io non sono completamente rinc ringiovanito e che tu sei riuscito ad ottenere il risultato che cercavi.

Molto bella la citazione di Ada Merini.

Maddalena ti manda i suoi saluti, ora è giù che dorme. 

Commento da roberto de gregorio su 4 dicembre 2014 a 13:13
Caro fratello della signora Maddalena, benedetta sia la tua “insomnia”.
Hai regalato a tutti noi un vero e proprio saggio di come si possa parlare di fotografia ad alti livelli, a prescindere dall’immagine che si ha di fronte.
E, quello che più stupisce, non sapendo nulla nè della genesi della foto nè del suo autore (che in tutta evidenza fa un’altra professione!) , hai colto perfettamente quel poco che ci ho messo di tempo e di testa per concepire “Rasputin e la dea”.
In effetti, volendo provare la nuova pellicola giallo nera, ho semplicemente preso il modellino della DS (a mio avviso una delle icone della bellezza della seconda metà del secolo breve) e l’ho appoggiato sul divano, coperto da un lenzuolo bianco, dove Rasputin (alias il mio gatto nero) stava bellamente poltrendo.
Ho usato una impulse portrait, ma pur essendo a meno di 60 cm, non ho premuto l’apposito tastino, per sfocare/ amalgamare il tutto e giocare con l’idea di un gatto gigante che incombe sulla scena come un incubo, con l’incrocio degli sguardi gatto / fanali e la luce sparata davanti, nello “spazio- possibile via di fuga” dell’auto (che però è spenta), in una sorta di “fantascienza-horror” B movie anni ’50.
Il resto, direi quasi la sublimazione dell’immagine stessa, è tutto frutto della tua competenza e del tuo talento nell’analizzare una fotografia, che sai raccogliere da terra e mettere alla luce.
In fondo, “la bellezza non è che il disvelamento di una tenebra caduta e della luce che ne è venuta fuori” (A. Merini).
Commento da Roderick Usher su 4 dicembre 2014 a 2:39

INCIPIT LIBER SECUNDUM 

Il quadro compositivo è molto pulito ed essenziale, e queste linee appaiono evidenti. Partiamo dall'unica linea che potrebbe essere classificata come propriamente statica, ovvero quella orizzontale che abbiamo detto potrebbe fungere da linea dell'orizzonte. In realtà, anche per questa la sensazione di staticità è parzialmente annullata dal fatto che non si tratta di una linea netta, ma piuttosto indefinita e ondulata, e dal fatto che non divide l'immagine esattamente in due metà, ma corre un po' più in alto. Se poi consideriamo tutto il quadro compreso di cornice, il rapporto diventa quasi di due terzi e un terzo. Quanto alle linee compositive più propriamente dinamiche, quelle che corrono inclinate unendo il movimento destra-sinistra a quello alto-basso e viceversa, sono principalmente due, e, come accennavo, si bilanciano tra loro.

Una è quella indicata dalla macchina, che corre da sinistra a destra e leggermente verso il basso. La seconda, speculare alla prima, è data dall'ingresso in scena di Rasputin, e ha direzione contraria alla prima, ovvero da sinistra verso destra.

In realtà la sola figura di Rasputin riassume in sé questo gioco di linee dinamiche controbilanciate, perché alla direzione sinistra-destra/ alto-basso del suo corpo, risponde la direzione del suo sguardo, che va da destra a sinistra e dal basso verso l'alto.

Il risultato è infine un'immagine la cui staticità apparente vive di tensioni dinamiche trattenute, come un meccanismo caricato a molla, in cui il movimento non esplode in nessuna direzione ma risulta come trattenuto o si manifesta come una sorta di lento “scivolamento”.

Maestro in questo tipo di composizione, nonché primo maestro del Bauhaus, è stato Lyonel Feininger, che sul filo di un equilibrio sottilissimo riusciva a far convivere nelle sue opere la staticità propria del cubismo e il dinamismo del futurismo. Padre tra l'altro di Andreas Feininger, grande fotografo e maestro di Fotografia che qualunque appassionato dovrebbe frequentare (io in primis). C'è una sua frase che molti di voi conoscono già, ma che mi piace riportare qui perché starebbe benissimo in un manifesto artistico dei polaroiders;)

Chi non sa fare una foto interessante con un apparecchio da poco prezzo, ben difficilmente otterrà qualcosa di meglio con la fotocamera dei suoi sogni.”

Parafrasando il buon Andreas e invertendo l'ordine dei fattori, concludo su “Rasputin e la dea” dicendo che in questo caso Roberto ha materializzato uno dei suoi sogni, utilizzando una macchina da poco prezzo.

Concludo anche dicendo maledetta insonnia :)

Commento da Roderick Usher su 4 dicembre 2014 a 2:38

:D Kite aiutami tu a creare una trama che le renda merito, io faccio solo danni!

Ma guarda cosa ho scritto prima porca miseria, “fascientifico”! Che roba è...fantascienza fascista? Manganello rotante! Lancia il Minculpop!

Va bene ora mi fermo. E per chiarire che gli strafalcioni e il gioco della trama con Roberto sono una deriva, giocosa appunto, ma nascono da un apprezzamento autentico della foto, riporto l'attenzione su questa, perché lo merita e non vorrei avere la colpa di portarla infine in secondo piano. E anche perché siamo tra appassionati di fotografia, e prendere lo spunto per parlare di fotografia ogni tanto non mi sembra una brutta cosa.

Perciò ora mi do un paio di fustigate sulla schiena, torno serio, e provo a esplicitare i motivi che fanno dell'istantanea di Roberto una gran bella immagine:

Anzitutto Roberto ha la capacità di ottenere tantissimo con pochissimo, sfruttando a suo vantaggio le caratteristiche intrinseche di fotocamera e di pellicola utilizzate (la mancanza di dettaglio tipica di molte ottiche polaroid, unita in questo caso ai soli due colori della pellicola). Il set è probabilmente quanto di più semplice ed economico si possa utilizzare: magari ha solo poggiato il modellino della Dea vicino al gatto sul divano, non lo sappiamo. Ciò che vediamo sono infatti due soggetti che campeggiano su uno sfondo indefinito, di sapore quasi astratto, ma con una linea orizzontale che divide la scena in due parti, distinte per luminosità e colore, che possono anche offrire un'indicazione spaziale marcando così alto e basso, cielo e terra. In questo modo i due soggetti non risultano come appesi nel vuoto, o figurine attaccate a un muro, ma hanno anche una scena nella quale poter agire (soprattutto la dea che ha così un campo per correre). Il tutto con un risultato che conserva un sapore quasi astratto, con un tocco squisitamente grafico. Non è un caso se mi ha fatto pensare subito alla locandina di un film o alla copertina di un libro. Dimostra la stessa essenzialità ed eleganza che si osserva in alcune di queste.

Se poi ci addentriamo nel terreno della composizione (o nume Vasilij, assistimi ti prego) scopriamo una peculiarità che rende l'immagine piacevole e intrigante da guardare. Si tratta infatti di un'immagine statica, ma dinamica allo stesso tempo. Questo perché la staticità non è generata dal ripetersi o dal prevalere di linee statiche, ma dall'equilibrio generato da linee dinamiche che si oppongono tra loro, annullandosi l'un l'altra.  

EXPILCIT LIBER PRIMUS

Commento da roberto de gregorio su 2 dicembre 2014 a 11:09
un assoluto dilettante alle prime prove ringrazia il referente!
Commento da kite su 2 dicembre 2014 a 1:15

assisto con piacere e rispettosa ammirazione a questo scambio di convenevoli culturali.

Immagine bella ed evocativa, comunque, che lascia spazio a più ipotesi fantasiose

:D

Commento da Roderick Usher su 2 dicembre 2014 a 0:38

Vero! Allora facciamo in piena guerra fredda. Gran macchina comunque, anche se la infili in un viaggio fascientifico nello spazio non sfigura. Ma se la scrivo io potrei rovinare la trama in mille altri modi, per fortuna la copertina resta splendida e la gente ignara comprerà il libro apettandosi un bel romanzo!

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