polaroiders

il network degli artisti instant italiani

Agosto 2013

La foto del mese di Agosto 2013 è la prima del suo genere e sicuramente saremo destinati a confrontarci con questa nuova realtà a lungo nel tempo.

Questi i dati espressi dall'autore Daniele NEED Mariani :

Camera: Iphone 4S
Developer: IMPOSSIBLE INSTANT LAB
FIlm: PX680 Color Protection Produzione 07-2013.

Così inizia una nuova era dove il confine tra digitale e analogico diventa sempre più sottile.

http://polaroiders.ning.com/photo/summer-in-italy?context=latest

© Daniele NEED Mariani

Come sempre ci piacerebbe conoscere la vostra opinione su questa nuova forma che la fotografia istantanea sta assumendo.

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Commento da Cristina Altieri su 4 Settembre 2013 a 20:03

uahah Daniele è un integralista :)

Commento da Cristina Altieri su 3 Settembre 2013 a 16:47

ps. dani la foto è tanto bella!

Commento da Cristina Altieri su 3 Settembre 2013 a 16:44

Premettendo che trovo diverse positività in entrambe le ''scuole di pensiero'' che si sono create, mi piacerebbe che una foto prodotta dall'Instant Lab stampasse sul retro un piccolo segno di riconoscimento. Se è vero che entrambi i modi abbiano pari dignità e valenza, credo sia giusto che i due output siano riconoscibili e distiguibili. Se è vero che l'I.L. pone la sua forza su  peculiarità diverse -condivisibili o no- ma di tutto rispetto, è giusto che affranchi la sua diversità e la renda palese a tutti e non solo a chi è in grado di distinguere una FF da una CP. La polaroid nasce come un oggetto popolare ed è da sempre definito dalle due caratteristiche di unicità ed estemporaneità. Trovo  poco deontologico che una indefinita persona x possa ritrovarsi una polaroid ''duplicata'' tra le mani, legandola alle peculiarità di cui prima, senza avere la possibilità di saperlo.
Concludo ricollegandomi alla mia premessa, se entrambi i mezzi hanno una dignità rendiamola effettiva con un espediente che le dinstingua e che possa ammazzare polemiche e rimostranze.
Bacini a tutti.

Commento da Guido Campi su 1 Settembre 2013 a 21:28

sono d'accordissimo con kite su tutta la linea, e aggiungo che l'uso ragionato di attrezzi come instant lab, stand duplicator, kali-copier permette anche di crescere per quanto riguarda le tecniche di manipolazione, in quanto permette di sperimentare tecniche "distruttive" senza rischiare di perdere una bella foto, ma al massimo un paio di euro e un po' di tempo (che comunque non e' perso se si riesce a far tesoro degli insuccessi)

Commento da kite su 1 Settembre 2013 a 20:15

segue da posto precedente

Quindi sostengo che è giustissimo fotografare istant in "modo tradizionale" ma non chiudiamoci di fronte alle possibilità che le novità ci permettono.

Ognuno si esprima e usi gli oggetti che meglio crede per produrre fotografie istantanee.

Sia comunque emotivo e progettuale ricordandosi però che "una cornice non fa polaroid"

Commento da kite su 1 Settembre 2013 a 20:11

Land è stato un genio straordinario non solo per l'invenzione della fotografia istantanea ma soprattutto per la preveggenza e lungimiranza che ha caratterizzato il suo operato di scienziato che ha vissuto più nei laboratori che in ufficio, depositando nella sua vita oltre 500 brevetti, secondo soltanto a Thomas A. Edison

Prima di arrivare al fatidico 26 febbraio 1946, giorno in cui fu annunciata al mondo la nascita della fotografia istantanea stimolata - narra la leggenda - dal desiderio della propria figlioletta di vedere subito le foto che lui le stava scattando, Polaroid aveva dotato nel corso della seconda guerra mondiale gli aerei della marina di kit per poter sviluppare autonomamente sugli stessi aerei le immagini riprese nei raid di ricognizione. Altro piccolo particolare: queste immagini erano già in 3D  - tecnologia Polaroid - e questo permise una perfetta pianificazione dello sbarco in Normandia grazie a una precisa individuazione delle postazioni contraeree tedesche camuffate tra la vegetazione.

Il progetto SX-70, che definiva in codice lo studio e la realizzazione della fotografia a sviluppo istantaneo, si concretizzò secondo la sua volontà solo 25 anni dopo dall'annuncio con la realizzazione della Polaroid Mod. SX-70 (il modello dell'eccellenza)  apparecchio che, sempre secondo la leggenda ma mica tanto, doveva stare nella tasca del suo impermeabile e dotato di una cartuccia grande poco più di un pacchetto di sigarette da infilare nel taschino della camicia. In 25 anni si è passati da una macchina a soffietto ingombrante e di 2,3 Kg a una di 7-8 etti piatta, elegante, reflex e imbottita di elettronica come nessun'altra. 

Questo per dire che per lui il futuro era in costante evoluzione e aveva già intuito le potenzialità dell'industria fotografica giapponese che stava cavalcando i mercati con la miniaturizzazione e l'elettronica, lui che per primo ne aveva fatto uso negli apparecchi fotografici di sua produzione. 

Quando io vado in giro mi porto sempre appresso, come se fosse la coperta di Linus, la mia borsa fotografica con l'immancabile polaroid di turno e la mia piccola digitale Fuji x-10.

Ad ognuna riservo compiti diversi spinto da motivazioni diverse e gustandomi le riprese in funzione di ciò che voglio. Ci sono sensazioni fisiche ed emotive impagabili quando scatto in polaroid, ne ho altrettante quando so di aver fatto uno scatto buono anche con la mia compattina.

Inserisco qui una riflessione nata in seguito ad una sollecitazione di un amico 

"Mi sono spesso chiesto perchè fotografo in polaroid quello che potrei riprendere in digitale o con normali pellicole. La risposta si rivela nel gesto stesso che metto in atto quando nella scelta di una inquadratura - già di per sè visione selettiva della realtà - opero una ulteriore riduzione con la quale cerco di arrivare all'essenza di ciò che vedo. E' un tentativo di sintesi estrema reso efficace dall'immediata materializzazione del risultato e della sua delimitazione all'interno di una cornice che isola l'istante da ogni altra interferenza, rendendolo intimo e riservato come un "hortus conclusus". Un piccolo "haiku" visivo che nella sua essenzialità poetica ti riconduce alla percezione più ampia del reale: strada tutt'altro che semplice da percorrere e che si smarrisce con facilità ma dove si trova l'appagamento nella fatica della ricerca"

Ho realizzato diversi progetti facendo degli screen shot, cioè delle foto da computer, rielaborando in polaroid situazioni e soggetti impossibili da riprendere nella realtà non tanto per trasformare una cosa in qualcosa di diverso ma per esprimere in modo tangibile un percorso creativo che solo in polaroid potevo ottenere. Ho creato opere uniche che anche eventuali tentativi di riproduzione non sarebbero mai la stessa cosa. 

continua

Commento da Alan su 1 Settembre 2013 a 15:55

@ Christian, Land è morto e la Polaroid lo ha seguito, cosa volesse davvero non lo so, certo non l'avvento del digitale visto che è stato la causa del fallimento della sua azienda :)

Giusto per la cronaca, l'instat lab è portatile come dimensioni è identico a una polaroid 600 one.

@ Brenda io fatò lo stesso, cercando anche di stare attento che non arrugginiscano.

Commento da Brenda Vaiani su 1 Settembre 2013 a 15:37

Sposo l'idea di @christian al 100%;

io continuerò a fotografare con le mie vecchie polaroid finchè ogni loro parte non sarà arrugginita.

Scegliere di non fotografare con un iphone non è rifiutare il progresso, ma scegliere di non piegarsi a leggere, scrivere, imparare e ora anche FOTOGRAFARE con uno schermo nel mezzo.

Commento da christian sorrentino su 1 Settembre 2013 a 15:34

@Francuzzo<3 si e' vero, il tempo di sviluppo dalle polaroid alle impossible si e' dilatato, ma io vado in giro con la mia bella machinetta, inquadro, scatto, metto via il frame, passeggio, riscatto, metto via il nuovo frame e riprendo quello vecchio per guardarlo (stesso discorso per fotografie di studio ecc. ecc. e per le pellicole peel apart). Questo per me e' fotografia istantanea. Scattare con un iphone, usare l'applicazione, andare a casa e attacarsi all'istant lab non e' fotografia istantanea, ma sviluppo istantaneo.
@Alan tu sei certamente un conoscitore piu' profondo di me su Land, ma tu pensi veramente che volesse una "cosa" piccola per fotografare per poi finire lo sviluppo a casa? 

Commento da adriano su 1 Settembre 2013 a 15:15

Questa è un ottima risposta, mi piace.

Riguardo alla tristezza, è soggettiva, infatti è solo mia, nelle mie parole. Ed è vero che siamo di fronte ad una nuova alba, questo lo si vede ovunque e di sicuro non coincide con il mio modo di fare il mio lavoro.

Detto questo, ad maiora.

Commento da Alan su 1 Settembre 2013 a 15:07

Triste ? Forse si, è soggettivo e insito in ognuno di noi il giudizio su questa applicazione/tecnologia, ma che questa sia " la foto del mese " mi ripeto è sicuramente pertinente, ritengo controproducente fare finta che una tecnologia non esista e semplicemente ignorala.

E il primo lotto di consegna da kickstarter con i conseguenti primi caricamenti sono stati gli elementi decisivi per affrontare questa tematica su Polaroiders.

Quello che sarà il futuro di queste immagini sul nostro network è ancora da definire, forse a dicembre non parleremo più di instat lab o forse nascerà una sezione dedicata.

Siamo all'alba di una nuova e controversa tecnologia che certo non coincide con l'anima di chi ama la fotografia istantanea, ma così sempre per amore del verbo, mi piace pensare che quegli utenti che arriveranno all'istantaneo da istant lab si innamorino della filosofia originale e che tra le loro mani nasca la voglia di abbracciare una fotocamera istantanea per dare un anima a un prodotto che hanno conosciuto in maniera forse impropria.

 

Commento da adriano su 1 Settembre 2013 a 14:46

Salve a tutti.

Tempo fa commentai questa “Polaroid” e il commento fu presto cancellato, ma questo non è così importante.

Semplicemente, mi ci scappò da ridere, vedendo una cosa che in realtà non era, non lo era veramente. Proprio no. Prima chiesi, cosa significasse, camera I Phone 4 s, tremito, poi di colpo capii quello che non avrei mai voluto, e dissi :- No, sono arrivati anche qui.

Insomma, c'è chi dice che il mezzo non è importante, ed è vero, verissimo, sono il primo a sostenerlo, è la forma che conta, è l'espressione, è la materia.

Ma allora mi chiedo...solo perché l'Impossible, (che ringrazio ogni giorno per lo sforzo e gli sviluppi fatti negli ultimi anni per regalarci ancora l'emozione dell'istantanea, si, dilatata, come dice Kite, con i suoi difetti, le sue insicurezze, quelle casualità date dalla luce... niente di più vero, ma va bene ed è sempre fedele a quell'idea che qualcuno conosce ancora...) commercia un nuovo strumento “puramente commerciale” e che a mio parere esula molto dall'anima della Fotografia, dall'idea della “Polaroid” esattamente come tutti i vari “Instagram, Lomogram e via dicendo, ce ne sono mille, pare...dobbiamo, veramente accettare una cosa che in realtà non è nata dal suo grembo originale?!

Ormai siamo sommersi, dal fake fotografico, il confine diventa sempre più labile, sempre più etereo. Si vede in giro 6 x 6 vignettati, simulazioni di grana fotografica che mi fanno ancora saltare i nervi, solo al pensiero.

Lo ammetto, sono un nostalgico.

Con questo non dico che una foto fatta con telefoni o compatte varie non possano avere lo stesso peso emozionale, visivamente, ma senza ombra di dubbio l'idea, l'atomo è ben diverso.

Di fatto, oggi, appoggiando un I Phone su un aggeggio infernale, che stampa su carta Impossible, è una Polaroid. É una Polaroid?!

Facendo una foto con Instagram, è lomografia?

Bho, ragazzi. Non lo so. Sinceramente, mi ci scappa ancora da ridere. Meno male.

Con questo, concludendo, non è per la foto del mese fatta da un I phone, però, non è triste?

Buona giorntata a tutti

Commento da Maria Di Pietro su 1 Settembre 2013 a 14:16

concordo con kite!

Commento da kite su 1 Settembre 2013 a 13:57

non devi scusarti affatto Rebecca, è un intervento e un punto di vista di tutto rispetto :D

Commento da Rebecca Lena su 1 Settembre 2013 a 13:54

Il mercato "industriale" della fotografia ha sempre teso, man mano che evolveva, verso una dimensione popolare, quindi favorendo l'idea "alla portata di tutti". Vedi come chiunque, al giorno d'oggi, è in grado di scattare/fare foto "carine", con un bel filtro, una bella vignettatura (tutto chiaramente attraverso l'uso del digitale), questo però non implica necessariamente che tutte quelle foto siano quindi "degne"; e con degne intendo caratterizzate da quel valore aggiunto non definibile e fuori da leggi universali che solo pochi riescono a scovare (e suppongo quello a cui tutti aspiriamo).
Con ciò voglio dire che il numero di belle foto commerciali aumenterà a dismisura, ma almeno a mio parere, non deve essere interpretato come una sorta di morte della fotografia, quanto più il suo divenire più esigente. (tento di vederla in senso ottimista, perchè forse la tecnologia ci regala continuamente nuovi mezzi per esprimerci, anche se la Nostalgia, bèh quella rimane, ma in mano a pochi).

Per quanto riguarda questa foto, l'unica cosa che sminuisce il suo valore probabilmente è solo il fatto di sapere che non sia del tutto unica e irripetibile come una vera fotografia istantanea, perchè ne esiste una copia digitale, infinitamente riproducibile e modificabile. Ed è vero, non può avere lo stesso valore di uno scatto polaroid. Ma nel caso in cui fosse stata cancellata la sua anima digitale - in un certo senso il suo "stampo per la produzione in serie" - allora questa foto su carta probabilmente diverrebbe davvero un bel "falso d'autore". Quindi soggettivamente la apprezzo, ma per quello che c'è dentro la cornice bianca, indipendentemente dal fatto di sapere o no con cosa è fatta.

(poi, se è giusta o meno all'interno di questo sito dedicato è tutto un altro discorso, ma puramente formale)

Ciao a tutti! scusate se irrompo con la mia idea e non seguo magari il filo logico della discussione

Commento da kite su 1 Settembre 2013 a 13:49

ma qui non si tratta di voler fare apparire una cosa per quello che non è.

La diffusione di nuove tecnologie ha esteso ed ampliato possibilità espressive prima impossibili magari ricorrendo a ibridi e contaminazioni. Non c'è bisogno di fare crociate a favore o contro qualcosa in nome di una "purezza" presunta.

La "Fotografia" con la F maiuscola non è confinata nell'ambito dell'utilizzo di un particolare mezzo tecnico ma si esprime grazie ad un ventaglio di opportunità tecnologiche che ne amplia la portata. 

Ognuno può trovare in una particolare pratica la propria strada espressiva e creativa senza per questo sostenere che è migliore di quella di un altro. Piace di più o la si sente più congeniale alla propria sensibilità.

Così anche la fotografia istantanea, che non si è mai piegata al mezzo usato per produrre l'immagine ma che si è invece evoluta nelle metodologie di stampa conservando però la peculiarietà dell'immediatezza e dell'unicità su un supporto di carta grazie all'azione di misture chimiche, ha trovato nuove pratiche operative più o meno interessanti, più o meno magiche, più o meno affini alla propria sensorialità.

Con i nuovi prodotti Impossible i famosi 60 secondi con cui veniva pubblicizzata la nascita della foto istantanea si sono dilatati a circa 30 minuti, lo stesso tempo che un buon laboratorio fotografico utilizzava per stamparci le nostre cartoline da rullino. Questo allora mette in discussione la validità della pellicola integrale perchè si è spenta quell'immediatezza che ne costituiva appunto una sua caratteristica fondamentale?

Prima ancora di pensare allo strumento proviamo a domandarci e a risponderci  sul perchè ciascuno di noi fotografa in polaroid anzichè o in aggiunta ad altri metodi usati. 

Resto sempre dell'opinione che "polaroid" sia un linguaggio, un modo di pensare prima ancora che un modo di fare

Commento da christian sorrentino su 1 Settembre 2013 a 10:43

Per usare una metafora, e' come se io comprassi un'imitazione di un orologio di lusso da un vu' cumpra; si, esteticamente hanno fatto un lavoro molto bello, non come l'originale ma si avvicina molto. L'unica cosa non trascurabile e' che cambia il meccanismo, non piu' un movimento automatico ma al quarzo.
Quindi personalmente e' inprenscindibile mantenere il meccanismo originale, ovvero: l'accoppiata scatto e sviluppo istantaneo.

Commento da kite su 1 Settembre 2013 a 1:01

il mio inglese è scarso ma forse quello che dice Alan lo puoi ascoltare direttamente da Edwin Land a partire dal 12° minuto :)

http://www.youtube.com/watch?v=zbmq9R0dtVg

Commento da Alan su 1 Settembre 2013 a 0:20

Cito Stefano : " Pensavo che per un polaroider, questo salto fosse assurdo, paradossale. " 

Si trova on line un bellissimo video del Polaroider per eccellenza : Edwin Land dove lui stesso parlando del futuro della fotografia istantanea finge di estrarre dalla tasca un apparecchio grande ( parole sue ) come un pacchetto di sigarette, che un giorno permetterà di fotografare, stampare e perché no, magari di telefonare o guardare la televisione. Purtroppo non sono riuscito a ritrovare il link e se qualcuno lo ha a portata di mano cortesemente lo linki in questa pagina.

Io continuo ad essere provocatorio, non per difendere questo oggetto, o per dare un valore alla fotografia digitale da smart phone o altro mezzo digitale, ma semplicemente per inserire nuovi spunti di riflessione.

Lo stesso creatore di questa tecnologia mirava ad un futuro il più semplificato e connesso possibile, lo stesso Land ha messo in commercio milioni di fotocamere che lasciano pochissimo spazio all'abilità techica del fotografo limitando gli interventi sulla fotocamera a : Schiarisci, scurisci , escludi flash e in alcuni casi aggiungi il lentino di plastica per scendere sotto i 120 cm.

Certo parliamo ancora di un rapporto diretto luce/pellicola, senza il fottuto sensore / chip intermediario, ma abbiamo davvero paura che un giorno non si possa riconoscere uno scatto digitale stampato su pellicola Impossible  da uno scatto realizzato con le nostra amate scatolette di plastica ?

Non abbiamo fino ad oggi dato spazio a scatti realizzati con la tecnica dello screen shot, del Vivitar, del Kalicopier, del Duplicator ecc. ecc. ?

Io nel mio piccolo penso che sia bene conoscere tutto, conoscerlo a fondo per imparare ad amarlo o a disprezzarlo, ho abbandonato la fotografia digitale ormai da anni, ma mi diverto a scattare con I Phone, senza nessuna pretesa o velleità artistica, mi diverte pensare di stampare una foto su pellicola istantanea, mi stimola l'idea di potere sperimentare e creare cose nuove, ma non credo che sia una minaccia per la fotografia istantanea, so che mi ripeto, ma due anni si dicevano più o meno le stesse cose della Zink/Pogo, oggi esistono artisti che si esprimono egregiamente con questo mezzo e si definiscono Zinkers, ma il prodotto è rimasto limitato ad una esigua nicchia di utenti.

 

Commento da STEFANO GENTILI su 31 Agosto 2013 a 20:51

Il mio atteggiamento apocalittico (probabilmente fondamentalista) nei confronti della fotografia digitale e in particolare realizzata attraverso un cellulare, trova nello scatto qualcosa da mandare al rogo.

Il solo fatto di non osservare la realtà attraverso un mirino deturpa la componente poetica.    

Il digitale ha eliminato gran parte dei problemi che obbligavano a sinuosi percorsi di aggiramento delle difficoltà tecniche ora risolvibili senza alcuna fatica grazie all’estrema semplificazione attraverso lo scatto fotografico digitale.

La sensazione è che lo sguardo perso nell’inquadrare la scena nello schermino del cellulare ti porti a registrare più a esserci. In quel preciso momento il mondo si sintetizza e riassume nelle misure di un piccolo schermo, lasciando l’eredità di un ricordo vissuto e veduto in scala. Il mondo osservato da un mirino suggerisce qualcosa di più ampio e inaspettato portandoti a perdere la realtà poiché appunto mediata per noi dall’occhio fotografico. A differenza della bidimensionalità dello schermino le tre dimensioni si smarriscono per sottrarsi nello spazio di un vissuto "all'interno".

Un cellulare grazie all’estrema disinvoltura nell’usarlo, rischia di liberarci dall'esperienza. L’onere della partecipazione attiva viene superata dalla sterile registrazione.

Io provo vergogna nel toccare lo schermo touch screen del telefonino e sentire un suono orrido, falso e invasivo. Lascerei a questo strumento il compito di riprodurre l’ordinario non mi pare adatto a ricreare magia.

Apparecchi di ogni genere stanno per programmare la nostra vita secondo un’ostinata automazione. L’automazione rendere la vita più facile rischiando di toglierci la libertà. In ogni caso non riesco a pronunciare una condanna se non concettuale contro Impossible Instant Lab, e non posso condannare fotografi che utilizzano tale tecnica. Quelli che condanno sono coloro che non riescono a riconoscere la poesia di una macchina fotografica tradizionale.

Pensavo che per un polaroider, questo salto fosse assurdo, paradossale. Ma al tempo stesso comprendo che è un male fermarsi, che sia difficile accontentarsi di un solo modo di vedere, privandosi della contraddizione, che è forse la più sottile di tutte le forme di ricerca.

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